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Perché in Italia molte donne ricorrono al parto cesareo?

L’Italia è uno dei Paesi in cui ancora assai di frequente si ricorre al parto cesareo e le percentuali di questa pratica sono ancora alquanto elevate, anche se esistono delle forti differenze a livello regionale. Eppure, l’Organizzazione internazionale della sanità sottolinea che, per garantire il massimo alla futura madre, si dovrebbe favorire quanto più possibile il parto naturale.

In certuni casi specifici però il cesareo è una specifica esigenza. Se sussistono rischi per la donna o per il bimbo, i dottori lo propongono come necessità e viene perciò progettato. Ogni tanto, piuttosto, succedono episodi che lo rendono necessario e urgente, magari nel momento in cui già si è in travaglio.

Non è necessario in nessun caso tralasciare che si tratta di un’operazione chirurgico a tutti gli effetti, con i rischi che esso comporta. Desiderare il cesareo per non provare i dolori delle contrazioni oppure delle lacerazioni pare quasi la via più “comoda” per mettere al pianeta il proprio bimbo, ma non è così: la ripresa di una vita normale a volte è anche più complicato e lunga. Ed è giusto che il proprio dottore evidenzi tutto quello che si può fare per abbassare il dolore e affrontare il parto con maggiore serenità.

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Molti cesarei fra i “ricchi”, eccessivamente pochi fra i “poveri”

Nello specifico, l’uso dell’intervento chirurgico è eccessivo in più di il 60% dei 169 Paesi esaminati , nel momento in cui è scarso rispetto al essenziale nel 25% dei casi .

Cosa dice l’OMS

Per evitare complicanze e rischi per madre e bebè, la percentuale dei cesarei, stando alle statistiche dell’ Organizzazione internazionale della sanità (Oms), dovrebbe assestarsi fra il dieci e il 15% delle nascite.

In Italia più cesarei che nel resto d’Europa

Soglia, anche quella del 19%, ben lontana da quella rilevata in Italia : un 34, 2% (Rapporto CeDAP 2015 del dicastero della Salute) che, in assenza di cifre ufficiali provenienti dalla Grecia, ci rende fanalino di coda in Europa .

Le cause: personale insufficiente

La decisione del cesareo ha a monte cause che riguardano sia i dottori sia la futura madre . Dal punto di vista degli operatori sanitari è una questione che rimanda alla cosiddetta medicina difensiva. Pensiamo al ginecologo di un piccolo ospedale di provincia che si trova a fronteggiare da soltanto un parto vaginale complesso, che richiederebbe anche la presenza di un neonatologo per sostenere il bebè immediatamente dopo la nascita. Non a caso, il appello al cesareo è basso nei centri ospedalieri con un servizio interno di pediatria neonatologica , presenti nelle aree e nei Paesi più ricchi.

Le cause: l’età e le paure delle madri

Poi, è aumentata l’età media delle donne che fanno i figlioli: «Oggi tante sono sopra i 38-40 anni e, perciò, è più semplice che abbiano problemi di salute , come l’ ipertensione che può causare la gestosi . A quel punto spesso il ginecologo consiglia il cesareo». Alla fine, di frequente dietro al bisturi «si nasconde la panico del dolore del parto naturale , specialmente se la madre ne ha avuto uno antecedente traumatico».

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Il parto naturale è più sicuro

Se una donna è giovane e sana , però, il parto naturale resta la soluzione migliore , perché, sottolinea la ginecologa, «il cesareo è un intervento chirurgico con tutti i rischi del caso: emorragie , complicanze anestesiologiche , sovrainfezioni della ferita della breccia uterina… La stessa anestesia, successivamente, non è epidurale ma spinale , ovvero l’ago viene conficcato nello stesso punto della colonna vertebrale ma a una profondità maggiore », dunque con il rischio di lesioni nervose.

Il parto cesareo è un vero e proprio intervento chirurgico

Non solamente. «Nei primi giorni dopo un cesareo la ripresa della deambulazione può rivelarsi dolorosa , particolarmente nell’alzarsi e nel sedersi, nel momento in cui con il vaginale si riprende immediatamente a camminare senza dolore e senza catetere, che con il cesareo si tiene per 24-48 ore».

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