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L’insalata in busta è sicura?

L’insalata in busta è sicura?

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Secondo gli esperti dell’ Università di Torino l’ insalata in busta che compriamo al supermercato non è sicura . Comoda per preparare al volo un contorno oppure come “schiscetta” al lavoro, questo prodotto nasconderebbe qualche insidia. Stando ai risultati dei ricercatori torinesi, che hanno analizzato un campione di 100 insalate in busta , nella gran parte delle confezioni ci sarebbero microrganismi e batteri .

Pericolo toxoplasmosi

Non tutti, però, sono potenzialmente dannosi per il corpo umano. Il batterio più pericoloso rilevato all’interno dell’insalata in busta è quello della toxoplasmosi , un’infezione che nelle persone con sistema immunitario sano assai di frequente non dà sintomi. Soltanto in certuni casi può provocare ingrossamento dei linfonodi con modesta febbre e stanchezza. Si tratta di un agente patogeno particolarmente pericoloso per le donne in gravidanza.

Il confezionamento

Lo studio insiste sul metodo in cui vengono lavate le insalate prima del confezionamento . Dopo aver immediatamente delle centrifughe all’interno di specifiche vasche dove l’acqua viene cambiata ciclicamente, la verdura viene portata in apposite sezioni in cui viene tagliata e predisposta all’imbustamento. Ma l’acqua da sola , sottolineano gli esperti, non è in grado di garantire l’igiene e l’eliminazione dei batteri . Poi, non è necessario sminuire l’eventualità in cui l’insalata possa essere conservata in celle frigorifere per lunghi periodi , in un clima sfavorevole per gli ortaggi .

Il deterioramento

Poi, l’insalata confezionata tenda a deteriorarsi molto facilmente . Anche se non ci sono conservanti e la freschezza dovrebbe essere garantita dalla busta e dalla temperatura , dal confezionamento al utilizzo difatti possono passare anche diversi giorni.

Lavaggio e conservazione

Per congiurare qualsiasi pericolo è perciò saldamente consigliato lavare accuratamente l’insalata nell’apposita centrifuga casalinga , aggiungendo un misurino di disinfettante a base di candeggina che igienizzi in profondità la verdura. Il periodo di conservazione appropriato è in media di 5-7 giorni (a seconda anche dalla stagione), ma è meglio consumarla prima , nello specifico se si apre la confezione.

Lo studio dell’Istituto Zooprofilattico

Prima dello studio dell’Università di Torino, anche l’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta aveva condotto un’analisi sulle buste di insalata del supermercato. In quel caso, erano stati studiati 305 campioni divisi in 2 gruppi. Il 1° comprendeva 146 cespi di insalata I gamma, ovvero appena raccolta, il secondo 159 di IV gamma, ovvero già lavata e confezionata in busta pronta per essere venduta. La novità del progetto, finanziato dal Dicastero della salute, è che le insalate sono state controllate all’origine e successivamente tracciate lungo tutta la filiera, sino a ri-testarle quando erano confezionate e pronte per essere immesse sul mercato.

Il risultato

Secondo gli esperti dell’Istituto sono sufficientemente sicure : soltanto otto campioni sono risultati non conformi . Questo perché si sono trovati: foglie di insalata con aree apicali ammuffite , presenza di un corpo estraneo di colore marrone scuro (1 cm x 0, 5 cm), songino con radici di lunghezza superiore ai sette millimetri (limite di tollerabilità fissato dal sistema qualità delle imprese partecipanti al progetto) e un grosso granello si sabbia .

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